Sta per cominciare il Ramadan, il mese sacro ai musulmani in cui, con il digiuno durante le ore del giorno, si ricorda la prima rivelazione del Corano a Maometto.
Anche in Egitto i preparativi sono ormai al termine: secondo il calendario lunare islamico quest’anno il Ramadan comincerà infatti il 1° marzo, e come d’uso in questo paese le strade sono parate a festa, un po’ come da noi a Natale.
A Giza, vicino alle piramidi, lungo la strada principale del quartiere di Nazlet El-Samman un uomo porta a mano il suo cavallo grigio: in sella c’è un bambino con gli occhi sgranati, immaginiamo sia suo figlio.
La testa del cavallo è bella, fine, l’occhio e l’espressione e i suoi lineamenti (che morfologia è un termine così freddo) sono da PSA che più PSA non si può: che cavalli, i Purosangue Arabi.
L’uomo è orgoglio e felice, sventola una delle strisce d’argento che sventolano in alto sui fili tesi da una casa all’altra: il cavallo, con quel cuore grande che ha non si scompone più di tanto.
Potremmo scommettere un soldino che, come la maggior parte dei suoi confratelli, si diverte a ballare sul posto come un fuoco d’artificio facendosi, al contempo, portare con la stessa facilità di un palloncino colorato legato al filo.
Ma il bel grigio ha su la camarra collegata alla capezzina dura che usano da queste parti, si vede il segno: anche il morso è duro, fa male pensare ai turisti che senza capire glielo faranno patire, nelle loro passeggiate così instagrammabili tra una piramide e l’altra.
Allora torniamo a guardare il bambino, che così stupito e meravigliato guarda su a quelle bellissime striscie che luccicano accarezzate dal vento.
Speriamo in lui, che guarda già dentro un futuro che noi non conosciamo: e speriamo che in quel futuro i bellissimi cavalli come il suo non abbiano più quel brutto segno cul naso, non debbano più sopportare morsi insopportabili.
Ma continuino a riempire di gioia chi li guarda e li monta – anzi ancora di più, perchè più liberi di essere felici, e brillanti.